Il linguaggio è lo strumento più potente che abbiamo a disposizione per cercare nuovi modi per descrivere una realtà caleidoscopica e in continuo mutamento.
È ancora di più per le agenzie e i professionisti che lavorano nella comunicazione e nel digital, contesti fondamentali per far sì che identità e sfumature sempre nuove, trovino spazio e diffusione.

Utilizzare un linguaggio inclusivo significa scrivere testi, e utilizzare espressioni che non rafforzano gli stereotipi di genere, non sono razziste, non discriminano le persone per via della loro età e non sono abiliste.

Applicare tale principio nella comunicazione di marketing, significa quindi utilizzare una comunicazione nella quale chiunque, indipendentemente dalle condizioni, culturali, sociali, etniche o legate alla presenza di una disabilità, possa sentirsi rappresentato.

Esprimersi utilizzando un linguaggio inclusivo, assume per i brand la valenza di un’istanza che non può più rimanere un proposito irrealizzato, perché le generazioni di oggi, chiedono loro coerenza, ma soprattutto azione!

Vediamo quindi perché le aziende che si occupano di marketing e comunicazione dovrebbero utilizzare un linguaggio inclusivo e come questo può aiutarti a migliorare la reputazione del tuo brand.

Il linguaggio inclusivo può far crescere il tuo brand

Linguaggio inclusivo e brand: più vicini alle persone

In passato il posizionamento dei brand si basava sulle caratteristiche dei prodotti e dei servizi e sui vantaggi che questi apportavano alla vita dei consumatori, ma oggi all’interno di un mercato sempre più competitivo, questo approccio non è più sufficiente, semplicemente perché sono cambiate le persone.

La temutissima Generazione Z, rappresenta ad oggi uno dei gruppi demografici più popolosi e quindi più influenti nell’indirizzare le scelte di consumo. Tenendo conto di questa premessa, il marketing di non può ignorare le richieste e le esigenze di una fetta consistente di popolazione che nutre profonde aspettative nei confronti dei brand, non solo per quanto riguarda i prodotti, ma anche rispetto alle tematiche sociali e al modo in cui viene rappresentata la diversità.

Il linguaggio inclusivo si innesta, dunque, all’interno di un più ampio cambio di prospettiva, nel quale i brand, vengono messi sotto ai riflettori, per rispondere alla domanda: in che modo ti preoccupi della comunità e del mondo che ti circonda?

 

Verso una comunicazione di marketing più inclusiva

L’esigenza di adottare una comunicazione più inclusiva si fa spazio in un contesto nel quale, dunque, i giovani non chiedono più solo ai Brand di offrire prodotti e servizi sempre più performanti. Ma vogliono soprattutto che le aziende supportino le loro cause, prendano posizione, utilizzando quegli elementi di linguaggio che diano rappresentatività a community sempre più eterogenee.

Si stima, infatti, che più del 70% degli utenti appartenenti alla Generazione Z, sia più propenso ad acquistare prodotti di aziende che diano rappresentanza alla diversità nei loro annunci. Ne consegue che l’inclusività è un valore che è in grado di incidere in modo consistente sulla reputazione del brand e sulla sua redditività.

Secondo il Diversity Brand Index, divulgato in occasione del Diversity Brand Award, infatti, ben l’80% della popolazione sceglie con convinzione o preferisce brand inclusivi.

I giovani, in particolare, si rivolgono a brand che sono coerenti con l’identità che vivono nelle loro comunità sociali e al tempo stesso non sono conformisti. Ma soprattutto hanno bisogno che questi esprimano una vicinanza emotiva rispetto ai problemi che le persone affrontano nella vita di tutti i giorni.

Esempi di Linguaggio Inclusivo

Un esempio positivo di comunicazione di brand inclusiva è quella che adotta L’Oreal che ha ormai da tempo eliminato dalle descrizioni dei prodotti le parole potenzialmente discriminanti, cancellandole addirittura dal packaging.

Un altro messaggio forte in tal senso, è stato lanciato da Ikea che, nella Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, ha realizzato una campagna di comunicazione che mettesse al centro il messaggio “ Facciamo sì che le persone LGBT+ si sentano a casa”.

Ne consegue che le ricadute di una comunicazione inclusiva hanno a che fare con ogni aspetto che può essere recepito e percepito dei brand. La stessa Netflix ha inserito l’inclusione nei suoi valori aziendali già nel 2017, coinvolgendo i dipendenti e invitandoli a condividere le proprie esperienze sul luogo di lavoro.

Questa scelta ha dato forma ad un report pubblicato nel 2021 che ha incentivato l’impegno del colosso dello streaming, alla promozione di assunzioni più inclusive, che tengano conto dei talenti emergenti e che si estendano oltre la propria rete di appartenenza:

“Vogliamo che i dipendenti di Netflix si sentano a casa propria e che provino un senso di appartenenza. Questo è possibile se si sentono rappresentati sul posto di lavoro.”

Vernā Myers

Come utilizzare il linguaggio inclusivo può far crescere il tuo brand

I vantaggi di una comunicazione inclusiva

Ciò che emerge, alla luce di quanto detto fino ad ora, è che utilizzare un linguaggio inclusivo non ha più a che fare solo con le scelte comunicative da un punto di vista tecnico. I brand devono infatti essere in grado di costruire la percezione, nell’immaginario collettivo, di essere parte di una community, e affermare la propria reputazione in un contesto sociale diversificato, nel quale ha un valore comunicativo anche il modo in cui si vestono i CEO delle aziende e i loro dipendenti.

Per citare un altro esempio, Barilla è un altro brand che ha saputo utilizzare diligentemente il linguaggio inclusivo, rivoluzionando e adattando ai tempi il concetto “Dove c’è Barilla c’è casa”. 

Anche le aziende più strutturate hanno saputo mettere in discussione i valori tradizionali per poter sviluppare legami profondi e significativi con una generazione che ha sviluppato un proprio universo simbolico, basato su una cultura visuale che predilige linguaggi immediati e comprensibili quasi intuitivamente.

La semplicità è una caratteristica preponderante di una comunicazione inclusiva nella quale la Generazione Z chiede ai brand di utilizzare l’ironia e al tempo stesso di saperla dosare, inquadrandola all’interno di un paradigma di significato, senza che sia cioè, fine a se stessa, offensiva o ridondante.

Per concludere, l’inclusività è un tema complesso che investe il linguaggio e la comunicazione in senso lato e che interessa i professionisti, le aziende, i giovani d’oggi e le generazioni future, nella misura in cui, è compito di tutti creare degli scenari e dei significati che siano all’altezza di un mondo nel quale, prima di tutto, siamo esseri umani.

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